DESI UE L’Italia agli ultimi posti, ecco perché bisogna investire sulle competenze digitali

L’Italia si conferma agli ultimi posti nel Digital Economy and Society Index (Desi) 2018 della Commissione europea. I risultati del Desi, usciti in questi giorni, misurano il livello di attuazione dell’agenda digitale di tutti gli Stati membri della Ue. In pratica, il nostro Paese resta fermo al 25° posto su 28 nazioni. In tre delle cinque voci considerate addirittura retrocede rispetto all’anno precedente: riguardo alla connettività (da 25esimo a 26esimo), nel capitale umano (da 24esimo a 25esimo) e nell’integrazione delle tecnologie digitali (da 19esimo a 20esimo). Nell’uso di Internet restiamo penultimi, mentre sul fronte dei servizi pubblici digitali continuiamo a occupare il 19esimo posto.
Nel rapporto sull’Italia si legge: «Come negli anni precedenti, la sfida principale è rappresentata dalla carenza di competenze digitali. Benché il governo italiano abbia adottato alcuni provvedimenti al riguardo, si tratta di misure che appaiono ancora insufficienti. Le conseguenze risultano penalizzanti per la performance degli indicatori Desi sotto tutti e cinque gli aspetti considerati».

Aziende europee poco digitalizzate

È bene sottolineare che non è solo l’Italia a registrare performance deludenti sul versante della digitalizzazione. Se si guarda, ad esempio, alla situazione delle aziende europee, rimane forte la divaricazione tra grandi imprese e pmi. Le prime riportano miglioramenti progressivi, anche se lievi, in particolare sulla fatturazione elettronica (18% delle imprese contro il 10% del 2013) e nell’utilizzo dei social media come strumenti evoluti di marketing (21% contro il 15% del 2013). Le seconde, invece, si dimostrano ben lontane da alcune previsioni, come il 33% fissato come obiettivo da raggiungere nell’e-commerce entro il 2015. Solo il 17% delle piccole e medie imprese europee vendono online i propri prodotti e servizi.

Competenze digitali cercansi

Stazionario, infine, il quadro del capitale umano residente nel vecchio continente alle prese con le competenze digitali. Solo il 57% degli europei possiede quelle di base, carenti sia gli specialisti ICT (3,7%) sia i laureati nelle aree Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) che non superano il 19% della popolazione. Molto severo il giudizio del rapporto sull’Italia a questo proposito: «L’Italia manca ancora di una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza quei settori della popolazione, come gli anziani e le persone inattive, che non vengono fatti oggetto di altre iniziative in materia».

Se a livello di sistema-Paese siamo indietro, non mancano tuttavia le occasioni di formazione specifica che possono aiutare a sviluppare competenze digitali sempre più richieste dall’attuale mercato del lavoro.