RAPPORTO EXCELSIOR Nell’industria 4.0 entro il 2022 ci saranno più di due milioni e mezzo di assunzioni

Nei prossimi cinque anni, secondo il rapporto annuale Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal, il mercato del lavoro italiano dovrebbe assorbire più di 2,5 milioni di lavoratori. Di questi, 1,8 milioni dovranno possedere competenze altamente qualificate, le cosiddette high skills, mentre gli altri appartengono al campione del personale non qualificato di cui fanno parte operai e artigiani, conduttori di impianti e altre figure generiche.

Le lauree scientifiche e tecnologiche al primo posto

Una quota importante delle assunzioni previste da qui al 2022 riguarderà i laureati: quasi 780 mila dovranno possedere un titolo accademico. Ma, attenzione, non tutte le lauree avranno lo stesso appeal. Godranno di particolare favore quelle che rientrano nell’area Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematic). In pratica, ci saranno le porte aperte soprattutto per i laureati in Ingegneria (107.800), Economia (144 mila), negli ambiti medico e infermieristico (136.900). Fa eccezione, in questo quadro, una richiesta importante di lauree che permettono di accedere all’insegnamento e alla formazione (81.600). Questa tendenza è indice di una domanda di formazione che si spiega con la crescente necessità di figure che posseggano competenze qualificate.

Nel futuro un background formativo più articolato

La previsione del sistema Excelsior si basa su proiezioni provenienti da Commissione europea e Fondo monetario internazionale in cui la crescita del Pil si attesterebbe a un +0,5% l’anno. Da cui il +2,5% nel quinquennio e i multipli di 560 mila posizioni lavorative in più ogni anno. Al di là del fatto che le stime si realizzeranno negli anni a venire, è interessante il richiamo del rapporto a un «più articolato background formativo». Background che si costruisce con una formazione trasversale ad esempio durante il periodo dell’alternanza scuola-lavoro oppure partecipando a corsi specifici che potenzino alcune competenze digitali. Tali competenze sono rese necessarie ormai da un mondo del lavoro che si caratterizza per una vigorosa spinta all’innovazione tecnologica. È un’esigenza che le imprese avvertono fortemente e che viene sintetizzata dalla rivoluzione di industria 4.0, dai suoi nuovi processi di automazione e dalle sue dinamiche produttive.